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UN SILENZIO FATTO DI TANTE COSE

Dovremmo pensare di rieducarci alla calma, alle pause, a prenderci momenti di riflessione solitari, in cui raccogliersi e recuperare; ma non è solo una necessità fisiologica suggerita dalla stanchezza, è un balsamo mentale  per una rimessa a fuoco degli obiettivi. 

In un'epoca come quella che stiamo vivendo, in cui sovrabbondano gli stimoli e ci si abbuffa freneticamente di informazioni spesso superflue, vorrei promuovere il silenzio, non come spazio di privazione, al contrario, pieno di meditazione, acquisizione, concentrazione.

Non ce ne accorgiamo più ma l'intera giornata trascorsa nel rumore che ci distrae, ci confonde e ci stressa, è logorante e ci allontana da noi. Il silenzio non esclude necessariamente la comunicazione orale, anzi la integra e per questo è un formidabile strumento educativo.

 

Perché utilizzarlo come punizione o comunque dandogli un significato negativo, quando può rivelarsi prezioso, se caricato di valore pedagogico? I bambini hanno una mente assorbente, il fragore quotidiano incide in modo non indifferente sul loro benessere generale. D'altro canto, spesso sono essi stessi a produrne senza misura, perché devono riempire un vuoto.

 

Il silenzio nell'immaginario infantile, equivale al buio; quando il bambino rifiuta di andare a dormire, di frequente lo fa perché pensa che se chiude gli occhi ciò che ha intorno (compresi i familiari) sparisca e che il giorno dopo possa non ricomparire più. 

Un ragionamento analogo riguarda il silenzio, vissuto come il nulla: il bambino si sente insicuro, preoccupato, spaventato da ciò che sfugge al suo controllo.

Fin da quando i bambini sono molti piccoli, è necessario qualche parentesi di quiete quasi assoluta. Bando perciò alle dicerie, ormai superate, se si abituano a dormire nella confusione, si troveranno bene dappertutto.  E' sbagliato! Il silenzio è una risorsa che calma, rigenera, insegna a stare bene prima con se stessi.

Si consigliano a tale scopo lunghe gite nel verde, tra piante e animali, dove si apprezza in modo particolare il silenzio anche come forma di rispetto per altri esseri viventi e come particolare attenzione agli stimoli che vengono dalla natura.

E' bene osservare il bambino quando è assorbito da qualche attività, senza disturbarlo; ascoltatelo quando si esprime, senza interromperlo o correggerlo continuamente; finché non ha terminato. 

Fare insieme a lui brevi esercizi di riflessione, per esercitarsi e quindi abituarsi alla calma. Insomma educhiamoli alla quiete, a fargli apprezzare fin da piccoli il piacere che dà la pace. 

Nel silenzio ci si perde per ritrovarsi, si impara a comunicare senza parole, ad essere presenti.

Ci si mette in contatto con la nostra spiritualità, ci porta all'armonia in noi e con il mondo. Se i nostri bambini sentiranno che siamo noi i primi a non fuggirlo, a non coprirlo, saranno molto più sereni nel viverlo. 

E così saranno meno agitati, saranno in grado di giocare in modo più costruttivo, risulteranno più ricettivi a scuola e avranno, senz'altro più energie psichiche da investire.

Spazio al silenzio dunque, ma fatto di tante cose.

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