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UN ATTO D'AMORE VERSO SE STESSI

di Morena Morello 

 

Chi di noi non ha dei conti in sospeso col passato? 

Qualcuno o qualcosa che ci ha fatto soffrire, una relazione sbagliata, un caro amico che abbiamo ferito, un'infanzia difficile...

Chi non porta con sé una certa quantità di rancore per una questione che non è riuscito a risolvere o magari addirittura che non è mai riuscito ad esprimere? 

 

Esiste una vera e propria psicologia del perdono, ossia un percorso psicologico per sanare quella parte della nostra vita che ha creato una crepa interiore. 

 

La prima cosa da chiarire è cosa si intende per perdono. 

 

Non significa certamente rassegnazione, né tanto meno riconciliazione; né cercare di convincerci che è stato utile per noi e per la nostra vita, se dentro di noi sappiamo che non è così. 

 

Una strategia funzionale per arrivare a liberarsi del fardello del dolore, è innanzitutto comprendere che quello che è già accaduto non è più sotto il nostro controllo. Quindi no ad elucubrarci sopra con se e ma. 

 

Per stare bene, non siamo obbligati ad accogliere pensieri e valori di chi ci ha fatto del male, perché significherebbe mettere da parte la nostra dignità di persone. Di certo ci può essere molto utile invece riflettere sul fatto che ognuno di noi ha i propri schemi mentali, la propria scala di valori, la propria emotività. 

A volte dobbiamo considerare che possiamo fraintendere e compromettere un rapporto per sempre. 

 

E' sul risentimento che dobbiamo lavorare perché è un acido potente che ci corrode dentro giorno dopo giorno. Togliendo intensità a rabbia e disperazione, inizieremo a respirare meglio, a sbloccarci e ad  avanzare verso il nuovo. 

 

Un medico statunitense tale Enright è uno degli esperti più noti della psicologia del perdono. Da circa trent'anni porta avanti i suoi studi in merito e ha nel tempo scoperto che non tutti siamo in grado di perdonare. 

Molto, pare, dipende dalle credenze che concorrono a formare i nostri schemi mentali e quindi i nostri comportamenti. Se penso che perdonare sia una forma di debolezza oppure di scarso orgoglio personale,assumerò  una posizione rigida e di rifiuto. 

 

Invece è tutt'altro. 

 

Perdonare ci permette di andare avanti con maggiore libertà nel nostro presente e ci dà la possibilità di diventare più forti, di acquisire nuove strategie per fronteggiare ansia e stress, quindi ci guadagniamo anche in salute! 

Perdonare non è dimenticare, ma accettare ciò che è stato e pensare che non meritiamo di portare un peso per tutta la vita. 

Odiare ci sottrae energie, entusiasmo, speranza.

Rimandare non serve, non lasciamo a domani ciò che ci fa soffrire oggi. 

Il perdono è un processo: ci vuole molto impegno, costanza e credere nei piccoli passi. 

 

Anche le ricadute sociali sono parecchie: una volta liberati dalle emozioni negative  e le varie somatizzazioni, migliorerà la vita sociale perché ci sentiremo più a nostro agio con le persone e saremo più propensi a tornare a fidarci. 

 

 

 

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