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QUESTE DIAVOLERIE MODERNE

di Morena Morello 

 

Non ho mai avuto nessuna inclinazione (né interesse) per il mondo della tecnologia.

 

Per intenderci, da bambina, impazzava Pac-man tra gli amici più facoltosi, un videogioco lento e minimale. Io mi annoiavo a morte dopo pochi minuti, mentre il gruppo, rapito lo osservava e vi giocava per ore con grande coinvolgimento. 

 

Ecco, diciamo che sono rimasta lì, al Pac-man. 

 

Da allora la distanza tra me e il progresso tecnologico si è fatta più consistente e non sono mai stata al passo coi tempi, senza patirne particolari ripercussioni. 

 

Però, c'è un però...A febbraio 2020 scatta l'emergenza sanitaria che in poche settimane mette in ginocchio l'intero pianeta. 

 

Panico. Nessuno e dico nessuno che sa cosa sia meglio fare. Tilt completo. Quarantena imposta a tutti: non si lavora, non si va in giro, non bisogna frequentare persone. 

Il mondo si blocca. Tutti in casa in attesa che il contagio rientri. 

Il mondo cambia, diventa più silenzioso e anche più pulito, le persone hanno più tempo, basta orologi e impegni gravosi. E questo è un bene. 

Il mondo cambia, basta scuola, lavoro, feste e uscite in compagnia, passeggiate, shopping, affetti. E questo è un male. 

Quotidiano stravolto.

 

Ecco che mi trovo a rivedere una posizione che fino ad oggi non avevo mai abbandonato.

E benedico l'avvento dell'informatica che mi ha concesso di contrastare l'isolamento affettivo a cui siamo sottoposti, a mio parere l'aspetto più doloroso da sopportare, se escludiamo la malattia in sé. 

 

Grazie quindi alle diavolerie moderne, è stato meno traumatico separarsi dal resto e continuare ad avere un gancio col piano di realtà. 

E' stata una bellissima presa di coscienza, evviva il progresso. Anche quello tecnologico. 

 

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