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CARI GENITORI...

bambini seduti con piedini uniti, percorso educativo per aiutare i genitori i difficoltà

Vi parlo a cuore aperto,  come se vi avessi tutti qui, di fronte a me e mi guardaste con aria interrogativa, in attesa di un suggerimento, un indizio, uno spunto di riflessione che possa in qualche modo far luce sulle vostre perplessità.

Essere genitori è un compito arduo e sempre ricco di incognite, malgrado ci si impegni in tutti i modi e si cerchi di prodigarsi con buon senso e tempestività. Una mamma che sbaglia non è una cattiva mamma, può piuttosto essere una mamma in difficoltà di fronte ad un comportamento del figlio che non riesce a contestualizzare; così come un papà che sbaglia può essere un papà disorientato, che sta attraversando un momento personale difficile e il rapporto col suo bambino ne risente...

Ecco che mi sento di indirizzarvi verso una modalità di relazione con i figli basata su una migliore percezione della realtà, oggettiva e soggettiva, di entrambi. 

Talvolta è necessario che gli adulti cambino prospettiva e attivino l’innata empatia che tendono a sopire, sovrastati da molteplici sentimenti anche in contrasto fra loro.

L’epoca che stiamo vivendo purtroppo non è dalla parte dei bambini, che fin da piccolissimi, per esigenze familiari, sono sottoposti a forti e prolungati periodi di stress, dovuti a ritmi di vita frenetici e a scarsi spazi di attenzione e di ascolto. Inoltre, la dimensione digitale in cui volenti o nolenti siamo immersi, ha completamente trasformato le modalità di comunicazione e quindi di relazione, inducendo già le nuovissime generazioni ad isolarsi sempre più ed a ridurre al minimo l’utilizzo della parola, così preziosa invece per creare ponti fra gli esseri umani.

 

Per sostenere nel disagio, per accompagnare nello sviluppo armonico, per affiancarli nel confuso viaggio della vita, un genitore non può esimersi dal porsi delle domande, dal confrontarsi, dal comprendere che insieme ai figli si cresce. Praticamente per tutto il corso dell’esistenza. E la crescita è, per definizione, perpetuo cambiamento.

Appare perciò fondamentale mettersi in gioco, cari genitori, e considerare seriamente che vale la pena fermarsi un momento e interrogarsi. Qui entra in campo l'educatore professionale che può sostenervi e guidarvi lungo un percorso a tappe, che possa permettervi di analizzare la complessità della fase che state vivendo. 

Si interviene sul bambino, a seconda dei casi, solo in ultima battuta. Questo perché alcuni comportamenti disfunzionali nei bambini, spesso sono frutto di dinamiche poco chiare all’interno del nucleo familiare: ruoli non definiti, flussi comunicativi inadeguati, incoerenza o mancata condivisione dello stile educativo, tempo dedicato al ruolo genitoriale qualitativamente scarso. Il bambino rappresenta sempre l’anello fragile della catena, lì si ripercuoteranno tutti i colpi che la famiglia accusa e non gestisce, metabolizza e non filtra. Un buon padre/madre non può sempre evitare che le cose accadano, può però non trascurare; può affrontare e farsi aiutare laddove è carente, non ignorare e sperare che col tempo le cose si sistemino da sole. Può accadere, ma i rischi sono troppo alti.

 

Occhi aperti quindi, sguardo attento e pronto a cogliere i messaggi, anche non verbali, che inviano i bambini. È da li che si deve partire, cari genitori.

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